Tecniche utilizzate

qui le tecniche di intervento che utilizzo quando tratto i miei pazienti

Riprogrammazione mentale

Gli interventi di Riprogrammazione mentale sono al cambiamento dei pattern mentali disfunzionali che si sono integrati in noi. Gli inteventi sono consigliati specialmente per attacchi di panico, l'ansia generalizzata e fobie ovvero tutte le situazioni giornaliere che non ci permettono di vivere la nostra vita con serenità nella sua interezza, come la paura di muoversi in auto o quella di prendere l'aereo. Passiamo l'esistenza a correre dietro al nostro cervello, è un principio normale, una funzionalità di base. Non possiamo fermarci ogni istante a pensare a cosa facciamo, non faremmo più niente, azioni come allacciarsi le scarpe sono automatiche. La memoria è utile, ci serve, è un'intelligenza. Se però il cervello impara male qualcosa, è dura poi cambiare l'abitudine, gli sportivi soprattutto sanno bene questa cosa. Nella nostra vita facciamo la stessa cosa, replicando atteggiamenti non funzionali, il nostro inconscio si muove alla nostra insaputa e ci sentiamo in difficoltà. Possiamo imparare a riprogrammare i nostri istanti, attraverso un metodo di presa di consapevolezza dell'errore, modificare qualcosa che la ragione non riesce più a vedere. Modificare il modo di muoversi, la fisiologia, il passo, invece che la destinazione. La Riprogrammazione mentale interviene sulle cicatrici che abbiamo dentro di noi, perchè intervenire su di noi è intervenire sul nostro mondo. "Le persone si domandano -Come hai fatto a farmi volare?- -Come hai fatto a farmi prendere quell'autostrada?- In realtà non prendevi l'autostrada o l'aereo, salivi con il tuo biglietto dritto sulle tue memorie, sui tuoi ricordi. Da qualsiasi parte tu fossi, il tuo cervello crea esattamente se stesso la sua stessa memoria. Noi possiamo agire attivamente per modificare questo automatismo".

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Psicoterapia ipnotica

Milton Erickson ha rivoluzionato l’utilizzo della psicoterapia ipnotica considerandola una spontanea e naturale condizione di alterazione della coscienza, e sganciandola da tutte le accezioni magiche attribuite negli anni. E’ di questo che si occupa la psicoterapia ipnotica medica.

L’ipnosi medica viene considerata come uno stato modificato di coscienza, talvolta spontaneo, altre volte indotta. Tale modifica di coscienza è il mezzo che ci consente di allacciare la parte più profonda della nostra mente.

Lo stato di ipnosi, o trance, è praticamente privo di azione terapeutica di per sé, e può raffigurarsi come una piattaforma sulla quale va a posarsi il procedimento psicoterapeutico. È all’interno di questo stato alterato di coscienza, che è possibile guidare e mandare dei messaggi analogici psicoterpeutici al nostro inconscio.

Esiste una differenza significativa tra ipnosi e psicoterapia ipnotica. L’ipnosi è quindi da considerare una condizione mentale, all’interno della quale è mettere in pratica una serie di interventi psicoterapeutici.

Diceva proprio Erickson “la mente inconscia è il deposito di tutte le esperienze della personalità, delle cose apprese dalla personalità e dagli atteggiamenti della personalità”; specificava che tale deposito, può essere alla base di determinati processi di guarigione nel campo organico e soprattutto in quello psichico.

Spesso i pazienti hanno difficoltà perchè la programmazione conscia ha limitato le loro capacità inconsce. Molti nostri cambiamenti sono impediti e limitati da schemi di riferimento mentali rigidi. Il fine della psicoterapia ipnotica è quello di spezzare le limitazioni degli atteggiamenti coscienti per lasciare che sia il materiale inconscio a risolvere il problema.

E’ una psicoterapia naturalistica e non direttiva perchè il suo fine è quello di far esplodere le risorse e i cambiamenti che sono già depositati dentro il soggetto.

Erickson diceva che non c’è niente di più delizioso che lasciare dei semi al vento, senza sapere che specie di fiore crescerà e dove crescerà. Con questa metafora sull’attesa e la pazienza invitava al cambiamento poiché “la vita non è qualcosa cui si possa dare risposta oggi, ma bisogna godere del processo dell’attesa, del processo del divenire ciò che si è.”

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Psicoterapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitivo comportamentale viene definita, nelle linee guida dell’American Psychiatric Association, come uno dei trattamenti elettivi, attendibili ed efficaci nel trattamento di attacchi di panico, ansia generalizzata e fobia sociale.

La psicoterapia cognitivo comportamentale è supportata da numerosi studi che dimostrano la sua utilità nel trattamento dei disturbi d’ansia. Grazie alla collaborazione tra psicoterapeuta e paziente, la sintomatologia dovrebbe iniziare a ridursi entro sei mesi dall’inizio del trattamento.

Non vengono fornite interpretazioni a priori delle problematiche; lo psicoterapeuta e il paziente collaborano attivamente, cercando di condividere e utilizzare le strategie più utili al raggiungimento degli obiettivi di cambiamento concordati.

Il passato viene preso in considerazione per comprendere e facilitare l’insorgenza del problema, ma la psicoterapia è funzionale ed è centrata sul presente. Il fine è l’evoluzione dei meccanismi mentali comportamentali ed emotivi che mantengono e alimentano il disturbo d’ansia.

Un obiettivo fondamentale è quello di rendere il paziente consapevole del proprio processo comportamentale disfunzionale. Attraverso la psicoterapia, il paziente impara, come soggetto attivo, a gestire in modo autonomo i processi che generano sofferenza.

Nel corso della terapia si cerca essenzialmente di comprendere i legami che che si strutturano tra pensieri, emozioni e comportamenti. Spesso tali legami creano dei circoli viziosi che si autoalimentano e impediscono il cambiamento.

La scelta personale del dottor Munaro Davide, Psicoterpaeuta Clinico, è quella di abbinare un lavoro in studio con un lavoro sul campo, dal vivo.

Certi automatismi, assimilati per ripetizione ed abitudine comportamentale, sono utilizzati dal soggetto come strumenti per evitare la sofferenza del cambiamento; lo stesso cambiamento può, inizialmente, essere doloroso.

Gli automatismi devono essere rotti attraverso l’utilizzo costante, e ripetitivo, di tecniche centrate sul presente, a cui il paziente viene rieducato. Tali tecniche hanno il fine di cambiare la prospettiva e l’abitudine mentale, comportamentale ed emotiva.

Grazie alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, il paziente applica quanto appreso in seduta alle situazioni di vita quotidiana, ottenendo significativi miglioramenti al proprio benessere.

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