Cos’è l’ansia

L’enciclopedia Treccani definisce l’ansia come “uno stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa”.

Questo condizione, però, è del tutto naturale, e, anzi, può risultare molto utile. Essa è infatti una reazione di difesa dell’organismo che ha lo scopo di anticipare la percezione del pericolo prima che si verifichi.
In poche parole, l’ansia è un sistema di allarme fisiologico fondamentale per la conservazione della specie.

In quali situazioni l’ansia diventa patologica?

Può capitare, però che questo meccanismo sia mal regolato e in questi casi l’ansia si trasforma in reazioni totalmente spropositate rispetto alle situazioni. Questa condizione diventa un vero e proprio disturbo mentale e porta ad un peggioramento della vita delle persone che ne soffrono.

Ecco che l’ansia diventa patologica nel momento in cui le reazioni risultano completamente sproporzionate rispetto agli eventi vissuti dagli individui, e si protraggono a lungo nel tempo.

Saper individuare il confine tra queste due condizioni può essere la chiave per aiutare e farsi aiutare:

  • L’ansia normale, chiamata anche oggettiva, è l’ansia che chiunque può sperimentare nella vita di tutti i giorni e che può scaturire da diversi fattori. Questo tipo di ansia può trasformarsi in una condizione positiva che spinge a prendere le giuste precauzioni e superare gli ostacoli.
  • L’ansia patologica può essere invece contraddistinta da una reale disintegrazione nel mondo, un annichilamento psichico, un completo isolamento e un’instabilità profonda. Questo tipo di ansia, contrariamente a quella normale, porta ad un totale straniamento dalla realtà.

Il metodo per distinguere l’ansia oggettiva da quella patologica è quella di valutare la tolleranza dell’individuo che ne soffre. Quando una persona non è in grado di gestire la situazione e diventa incapace di contestualizzare gli avvenimenti

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